...che Dio perdona a tutti

…che Dio perdona a tutti: Recensione Completa — Vale la Pena? | Voto 5.9/10

Recensione Commedia



⭐ 5.9/10

…che Dio perdona a tutti è un’operazione coraggiosa e strampalata, che parte da una premessa geniale ma si perde strada facendo tra buone intenzioni e un’esecuzione che non decolla mai davvero. Se ami la commedia italiana d’autore che non ha paura di tirare dritto, potrebbe intrigare; ma non aspettarti il capolavoro che la locandina promette.

Regia Pif
Cast Pif, Carlos Hipólito, Giusy Buscemi, Francesco Scianna, Maurizio Marchetti
Durata 113 minuti
Genere Commedia
Anno 2026

La trama (senza spoiler)

Arturo è un agente immobiliare siciliano del cazzo: solo, frustrato, convinto che la vita sia passata oltre mentre lui contava i soldi e mangiava cannoli in solitudine. Poi incontra Flora, una pasticcera con gli occhi che brillano e la fede cattolica incollata al petto come una medaglia di merito. …che Dio perdona a tutti racconta la follia di un uomo che decide di fingere di credere in Dio solo per non perdere la donna giusta al momento sbagliato.

La pellicola ci catapulta in una Sicilia colorata e caoticamente religiosa, dove i cannoli hanno più peso narrativo di quanto ci aspetteremmo e Papa Francesco in persona entra in scena come mentore improvvisato di un bugiardo adorabile. È una commedia sui compromessi, sulla fede (vera o finta), sull’amore che spinge a diventare qualcosa che non sei. Il film gioca col contrasto tra il sacro e il profano, tra la dolcezza della pasticceria e l’amarezza della disillusione.

Recitazione e regia

Pif è il fulcro di tutto: un attore che conosce il suo pubblico e sa esattamente quali corde toccare per farlo ridere, anche quando il copione lo tradisce. La sua interpretazione di Arturo è onesta, senza vergogna nel mostrare la debolezza del personaggio. Giusy Buscemi brilla nel ruolo di Flora, anche se il film non le dà abbastanza spazio per farla respirare come meriterebbe. Carlos Hipólito regala qualche momento di pura follia tragicomica.

Pif come regista sa cosa vuole, ma non sempre sa come raggiungerlo. La Sicilia è fotografata con una dolcezza quasi turistica, i ritmi comici a volte vanno troppo veloci, a volte si trascinano. La colonna sonora non disturba ma neanche illumina. C’è una volontà di fare satira sulla religione e l’ipocrisia che non trova mai una forma realmente tagliente; rimane una critica gentile, timorosa di offendere davvero.

I punti di forza

  • La premessa è genuinamente originale e ha il potenziale di un grande film sulla contraddizione tra desiderio e verità, tra amore e autenticità.
  • Pif interpreta con sincerità un personaggio pigro, egoista e comico, senza scadere nel sentimentalismo facile.
  • La presenza di Papa Francesco (lui stesso, non un attore) crea un corto circuito narrativo che funziona nei momenti migliori della pellicola.
  • Le scene ambientate tra pasticcerie e laboratori di dolci hanno un calore genuino, quasi un amore per il mestiere che traspare sullo schermo.

I punti deboli

  • Il copione perde potenza dopo il primo atto: gli sviluppi diventano prevedibili e il conflitto centrale tra fede vera e finta si appiattisce in una risuzione troppo generosa.
  • Il film non decide mai se vuole essere satira pungente sulla religione o commedia romantica soft; il risultato è un’opera senza colonna vertebrale narrativa.
  • 113 minuti sono troppi per una storia che avrebbe potuto essere snella e incisiva; ci sono scene morte e digressioni che non servono al racconto.
  • Flora rimane più un’idea di donna perfetta che un vero personaggio con profondità e contraddizioni.

A chi è consigliato

Se ami Pif e la sua filmografia, se la commedia italiana d’autore ti intriga anche quando non colpisce nel segno, se sei disposto a tollerare un’opera imperfetta ma con personalità: vai a vederlo. È un film per chi non pretende perfezione ma apprezza l’audacia di mescolare cannoli, Papa Francesco e crisi esistenziale nella stessa cornice narrativa. Evitalo se cerchi satira tagliente o dramma romantico solido.

Verdetto finale

…che Dio perdona a tutti è un film che parte bene e si tradisce da solo nel finale: ha il cuore nel posto giusto, una premessa audace e un attore principale convincente, ma manca della durezza necessaria per trasformare l’idea in un vero capolavoro. È una commedia onesta che non offende nessuno, ma nemmeno segna veramente niente. La consiglio ai fan di Pif e a chi ama il cinema italiano unconventional, ma con aspettative basse. Voto: 5.9/10 — merita una chance, ma non cambierà la tua visione del cinema.

Domande frequenti

Che Dio perdona a tutti: di cosa parla il film?

Un agente immobiliare siciliano finge di credere in Dio per conquistare una pasticcera cattolica, con Papa Francesco che lo guida in questo viaggio paradossale tra fede vera e bugie d’amore.

Vale la pena guardare il film?

Sì, se sei un fan di Pif o ami la commedia italiana d’autore imperfetta ma con personalità. No, se cerchi satira spietata sulla religione o una storia romantica ben costruita.

Pif recita e dirige il film?

Sì, Pif è il regista e il protagonista. La sua interpretazione è onesta e divertente, anche se la regia non sempre sostiene appieno la qualità della sua performance.

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