Backrooms: Recensione Completa — Vale la Pena? | Voto 0.0/10
Backrooms è un horror ambizioso che prova a trasformare un meme internet in cinema vero, con risultati curiosi ma non sempre convincenti. Kane Parsons crea un’atmosfera claustrofobica affascinante, ma la pellicola si perde fra troppe idee e non abbastanza coesione narrativa.
| Regia | Kane Parsons |
| Cast | Renate Reinsve, Chiwetel Ejiofor, Mark Duplass, Finn Bennett, Lukita Maxwell |
| Durata | 110 min |
| Genere | Horror, Mistero, Fantascienza |
| Anno | 2026 |
La trama (senza spoiler)
Backrooms parte da un concetto semplice e terrificante: uno scalino falso, una caduta, e ti ritrovi intrappolato in uno spazio che non esiste sulla mappa della realtà. Un dedalo di corridoi gialli e fluorescenti dove il tempo non ha significato e gli echi dei tuoi passi potrebbero non essere soli. Il film segue un gruppo di estranei che si trova catapultato in questo incubo senza una via d’uscita ovvia.
La pellicola gioca sulla claustrofobia e sulla paranoia, trasformando l’ordinarietà di una stanza generica in qualcosa di profondamente inquietante. Parsons costruisce un’atmosfera da sci-fi horror dove la paura principale non è un mostro visibile, ma l’ignoto stesso. Il racconto si muove fra tensione psicologica e momenti di vero spavento fisico, anche se non sempre riesce a mantenere l’equilibrio.
Recitazione e regia
Renate Reinsve porta intelligenza e vulnerabilità al ruolo di protagonista, anche quando il copione non la supporta completamente. Chiwetel Ejiofor è sempre affidabile, trasformando scene banali in momenti di autentica tensione con la sua sola presenza. Mark Duplass aggiunge un’energia strana e inquietante che funziona bene quando il film decide di sposare l’horror psicologico. I giovani Finn Bennett e Lukita Maxwell hanno meno spazio per brillare, ma non sciupano nulla.
Parsons dirige con una visione estetica nitida: la fotografia mantiene una palette desaturata e gelida che succhia ogni comfort dallo schermo. Il ritmo è irregolare però — ci sono tratti dove il film respira e inquieta veramente, seguiti da sequenze che perdono mordente e ridondanza narrativa. La colonna sonora fa il suo lavoro senza essere memorabile, utilizzando sospensione e ambient in modo competente ma prevedibile.
I punti di forza
- L’atmosfera visiva è creepy e ipnotica, con quella qualità di realismo distorto che fa male agli occhi dopo un po’ — come dovrebbe essere.
- Il concetto di spazi senza fine che replicano se stessi funziona bene come metafora di isolamento e perdita di controllo.
- Ci sono momenti di puro orrore che colpiscono in pieno, specialmente nella seconda metà quando il film abbandona un po’ di spiegazione scientifica e abbraccia il bizzarro.
I punti deboli
- La trama principale è sottile come carta velina — due ore a girare in tondo senza che accada molto di sostanziale narrativamente.
- Alcune soluzioni alla trama sentono di deus ex machina, e il finale non giustifica veramente le 110 minuti di ansia che ti ha fatto provare.
- Il film parte forte ma perde intensità e diventa ripetitivo quando dovresti essere più teso — una scelta di regia che mi ha sorpreso negativamente nel terzo atto.
A chi è consigliato
Se ami l’horror esistenziale di tipo sci-fi come quella comunità di film che gioca su spazi impossibili, o se sei rimasto affascinato dal meme originale e vuoi vederlo diventare lungometraggio, allora vale il tuo tempo. Non è perfetto, ma ha una personalità. Evitalo se cerchi jump scares classici o una trama lineare — questo è pura atmosfera e disagio psicologico.
Verdetto finale
Backrooms è un film interessante che merita rispetto per l’ambizione, anche se non riesce a mantenere tensione per tutto il runtime. La regia è solida, il cast competente, l’atmosfera genuinamente disturbante in momenti scelti. Ma rimane un’opera che affascina più di quanto soddisfi, una premessa fantastica diluita su una storia che non ha abbastanza da dire. È il tipo di film che guardi e poi pensi “sarebbe stato migliore come cortometraggio di 45 minuti”. Non è un disastro — è solo incompleto. Voto 6/10: una visione che vale la pena per i curiosi, ma non un capolavoro dell’orrore contemporaneo.
Domande frequenti
Backrooms è basato su una storia vera?
No, nasce da un creepypasta internet e da una comunità di creator che hanno sviluppato il mito su TikTok e YouTube. Parsons lo ha adattato per il grande schermo aggiungendo una trama originale.
È più horror o sci-fi?
Entrambi equilibrati male. Il film oscillasse fra atmosfera horror pura e tentativi di spiegazione scientifica che non convincono veramente nessuno dei due generi.
Ci sono scene molto disturbanti?
Alcune sì, soprattutto visive e legate all’isolamento psicologico. Non è gore, piuttosto un disagio mentale che il film usa bene quando si concentra su quello.
Quanto dura e vale ogni minuto?
110 minuti totali. Onestamente, i primi 60 sono affascinanti, gli ultimi 50 diventano ridondanti. Avrebbe potuto essere un capolavoro con una sceneggiatura più ristretta.
Come mi preparo a guardarlo?
Stanza buia, volume alto ma non a volume massimo — il film gioca molto su suoni sottili e assenza di suono. Evita distrazioni, perché il pacing lento richiede attenzione totale per funzionare.