Hen - Storia di una Gallina

Hen – Storia di una Gallina: Recensione Completa — Vale la Pena? | Voto 7.2/10



7.2/10

Hen – Storia di una Gallina è un esperimento radicale di György Pálfi che merita visione: il regista ungherese trasforma la prospettiva di una gallina in una lente per osservare la crudeltà del mondo, tra violenza umana e sopravvivenza animale. Non è cinema facile, ma è sincero e disturbante come dovrebbe essere.

Regia György Pálfi
Cast Γιάννης Κοκιασμένος, Μαρία Διακοπαναγιώτου, Αργύρης Πανταζάρας, Αντώνης Καφετζόπουλος, Αντώνης Τσιοτσιόπουλος
Durata 97 min
Genere Avventura, Dramma
Anno 2026

La trama (senza spoiler)

Hen – Storia di una Gallina non è il solito film sugli animali. Segue il viaggio di una gallina dal momento della sua nascita, adottando il suo punto di vista con una scelta narrativa che è insieme affascinante e inquietante. La pellicola osserva come questo volatile determinato, testardo, cerca di proteggere i propri pulcini mentre attraversa un mondo ostile dominato da predatori e umani che non gliene importa nulla della sua esistenza.

L’ambientazione è quella della campagna greca, cruda e realistica, dove la natura non conosce pietà. Il film alterna momenti di bellezza selvaggia a sequenze crude e difficili da digerire. Aspettati un’esperienza spiazzante che mescola il dramma esistenziale con elementi che sfiorano l’assurdo: dinosauri in un documentario televisivo, volpi, topi e vermi che condividono lo stesso spazio narrativo con gli umani e le loro trivialità tragiche.

Recitazione e regia

Il cast greco lavora bene nel mantenere l’equilibrio tra il realismo e l’estraniamento voluto da Pálfi. Γιάννης Κοκιασμένος e Μαρία Διακοπαναγιώτου portano una granulosità umana ai loro personaggi, anche quando rimangono sullo sfondo di una storia che appartiene fondamentalmente al volatile protagonista. Non sono interpretazioni spettacolari, ma effettive: il regista non vuole eroi, vuole persone.

György Pálfi dirige con una freddezza quasi documentaristica, la stessa che aveva già mostrato in Taxidermia (Cannes 2006). La fotografia è naturale, talvolta brutale, con inquadrature che mantengono la gallina al centro senza mai renderla una mascotte. Il ritmo è meditativo, quasi onirico, con pause lunghe che rendono ogni momento di pericolo ancora più acuto. La colonna sonora lavora in sottrazione: spesso è assente, permettendo ai suoni della natura di fare tutto il lavoro.

I punti di forza

  • La scelta prospettica è audace e funziona: guardare il mondo attraverso gli occhi di una gallina genera una distanza filosofica che amplifica il significato di ogni azione umana considerata banale.
  • La pellicola non scade nella sentimentalità facile, non trasforma il volatile in un personaggio simpatico per il pubblico, mantiene una durezza estetica che la rende coerente e onesta.
  • György Pálfi costruisce una meditazione sulla sopravvivenza, sulla maternità e sulla resilienza che funziona sia come favola distorta che come allegoria della violenza sistemica.
  • I 97 minuti sono ben calibrati: il film non eccede ma nemmeno tradisce la sua promessa iniziale, mantenendo una tensione narrativa sottile dall’inizio alla fine.

I punti deboli

  • La scelta di mantenere una prospettiva così ristretta può risultare monotona per spettatori abituati a film più convenzionali: il ritmo meditativo non è per tutti, e molti lo percepiranno come lentezza ingiustificata.
  • Alcuni passaggi con gli umani perdono potenza narrativa perché rimangono letteralmente secondari, come se Pálfi non fosse completamente interessato a sviluppare quegli strati della storia.
  • L’inclusione dei dinosauri nel documentario televisivo, per quanto concettualmente interessante, sembra una digressione che disturba il tono senza aggiungere abbastanza al significato complessivo.

A chi è consigliato

Se ami il dramma filosofico e non temi il cinema esperienziale, questo fa per te. È consigliato a chi ha apprezzato Taxidermia, film come Gris o il cinema sperimentale di Béla Tarr. Non è per chi cerca intrattenimento leggero: qui devi essere disposto a sedere in silenzio e lasciar che il film lavori su di te senza spiegazioni comode. Perfetto per cinefili, festival cinema e chi vuole cinema che lascia un segno.

Verdetto finale

Hen – Storia di una Gallina è un capolavoro incompiuto ma necessario. György Pálfi ha realizzato un’opera che non scorderai facilmente, non perché sia piacevole, ma perché effettivamente spiazza: trasforma una semplice gallina in uno specchio per guardare la crudeltà e l’indifferenza del mondo. Non è perfetto—ci sono momenti in cui la restrizione narrativa risulta eccessiva—ma è autentico. Vale assolutamente la pena guardarlo, soprattutto se sei stanco di film che te la raccontano liscia. Voto: 7.2/10, perché l’ambizione non sempre coincide con l’esecuzione, ma la ricerca è sincera.

Domande frequenti

Hen – Storia di una Gallina è un film horror?

Non è horror nel senso tradizionale, ma è inquietante e contiene sequenze crude di violenza naturale. È più un dramma filosofico che spiazza attraverso la prospettiva inusuale e la mancanza di sentimentalità.

Chi è György Pálfi?

Regista ungherese celebre per Taxidermia (2006, premiato a Cannes), noto per uno stile visivo crudo e per narrazioni che sfidano le convenzioni narrative tradizionali.

Quanto è lungo il film?

Hen – Storia di una Gallina