Hokum

Hokum: Recensione Completa — Vale la Pena? | Voto 7.0/10

Recensione Horror



⭐ 7/10

Hokum è un horror psicologico che non sceglie la strada facile, e onestamente me lo apprezzo molto: non è perfetto, ma ha le palle di disorientare lo spettatore e di fargli domande scomode. Se ami film che ti lasciano sporco addosso, è quasi obbligatorio dargli una chance.

Regia Damian McCarthy
Cast Adam Scott, Peter Coonan, David Wilmot, Florence Ordesh, Will O’Connell
Durata 108 min
Genere Horror, thriller psicologico
Anno 2026

La trama (senza spoiler)

Hokum segue Ohm Bauman, uno scrittore che si ritira in una locanda isolata con il compito apparentemente semplice di spargere le ceneri dei genitori. Sembra un gesto di chiusura, una linea finale sulla sua storia personale. Ma la locanda ha altre intenzioni: tra le sue stanze aleggia la storia di una strega, di racconti sussurrati dagli ospiti, di una suite nuziale dove strane cose accadono.

La pellicola non è un semplice slasher o un film di fantasmi tradizionale. È invece un’indagine nelle zone d’ombra della psiche, dove la realtà e l’ossessione si mischiano pericolosamente. Aspettati un’atmosfera claustrofobica, visioni inquietanti, e la sensazione costante che qualcosa non torni. Il film respira lentamente, costruisce tensione con parsimonia, e non ti dà il sollievo che vorresti.

Recitazione e regia

Adam Scott è perfetto nel ruolo di un uomo che scivola gradualmente verso il baratro psicologico. Non urla, non recita in modo melodrammatico: mostra il deterioramento attraverso sguardi vuoti e silenzi pesanti. Peter Coonan e David Wilmot danno spessore ai personaggi secondari, creando un senso di ambiguità sul chi sia davvero affidabile in questa storia. Florence Ordesh è inquietante senza una sola battuta di dialogo.

Damian McCarthy dirige con una sicurezza impressionante: la fotografia è desaturata, quasi seppia, trasformando la locanda in un organismo vivente e ostile. Il montaggio è deliberatamente lento, paziente, fastidioso nel migliore dei modi. La colonna sonora non è mai invadente, ma quando suona crea un senso di disagio fisico. McCarthy sa che la paura vera non grida: sussurra.

I punti di forza

  • L’atmosfera è soffocante e mantenuta con coerenza fino alla fine, senza mai cedere a facilonerie.
  • La regia di McCarthy sa costruire tensione attraverso piccoli dettagli e assenze piuttosto che through shock value vuoto.
  • Il film respinge il pubblico: non è comodo da guardare, e questo è esattamente l’intenzione.
  • La performance di Adam Scott è sottovalutata nella sua efficacia — mostra tutto restando quasi immobile.

I punti deboli

  • Il pacing a tratti è così lento che rischia di addormentare chi non è sintonizzato sulla lunghezza d’onda del film.
  • Alcuni elementi narrativi rimangono volutamente ambigui, cosa che apprezz o, ma che può lasciare frustrati chi cerca una risposta chiara — e onestamente il terzo atto non aiuta.

A chi è consigliato

Se ami il folk horror di Robert Eggers e Ari Aster, se apprezzi thriller psicologici lenti e inquietanti come Heretic, allora Hokum è per te. Non è un film per chi vuole jumpscares o risoluzioni pulite. È per chi crede che il disagio sia una forma legittima di intrattenimento e che una locanda isolata sia il perfetto palcoscenico per una discesa nella follia personale.

Verdetto finale

Hokum è un film che si merita il suo 7/10, forse anche qualcosa di più se sei nel mood giusto. Non è un capolavoro assoluto — il terzo atto lascia domande che preferibilmente rimangono senza risposta, il che è rischioso e non sempre pagante. Ma Damian McCarthy ha creato qualcosa di raro nel panorama horror contemporaneo: un film che non tradisce la sua visione per compiacere il pubblico. Se sei stanco di horror prevedibili, questo è un’aria nuova da respirare, per quanto soffocante.

Domande frequenti

Hokum è un film horror vero o un thriller psicologico?

È entrambi, ma il confine è voluto. Ci sono elementi sovrumani (la strega), ma il vero orrore è nella mente di Bauman — non sai mai se ciò che vedi è reale o ossessione. Questo ambiguità è il punto forte.

Adam Scott è il protagonista principale?

Sì, il film ruota completamente attorno a lui e al suo personaggio. È quasi un one-man show, con gli altri attori che fungono da specchi della sua spirale psicologica.

C’è una trama di fantasia o è tutto spiegabile razionalmente?

McCarthy non te lo dice esplicitamente, e questa è una scelta consapevole. Ci sono elementi che suggeriscono il sovrumano, ma potrebbero anche essere allucinazioni. Il film preferisce il non-detto.

Quanto è violento Hokum?

Non è visivamente violento — non ci sono scene di sangue esplicite. La violenza è psicologica, atmosferica. È la tensione continua che consuma, non il gore.

Il finale è soddisfacente?

Dipende da cosa cerchi. Se vuoi una spiegazione chiara e una conclusione definitiva, rimarrai frustrato. Se ami finali ambigui che ti lasciano a rimuginare, allora è geniale.

Per ulteriori informazioni su Hokum, consulta la pagina IMDB del film o approfondisci la filmografia di

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