Resurrection

Resurrection: Recensione Completa — Vale la Pena? | Voto 6.8/10



⭐ 7/10

Resurrection è un’opera ambiziosa e visionaria che sfida i confini del genere fantascientifico, trasformando il concetto di immortalità in una meditazione filosofica sulla perdita dei sogni. Vale assolutamente la pena guardarla se sei disposto a lasciarti trasportare in un labirinto onirico dove la realtà si dissolve, ma preparati a un’esperienza polarizzante che non lascia indifferenti.

Regia 毕赣 (Bi Gan)
Cast 易烊千玺 (Yi Yang Qianxi), 舒淇 (Shu Qi), 趙又廷 (Chang Chen), 李庚希 (Li Gengxi), 黄觉 (Huang Jue)
Durata 159 min
Genere Fantascienza, Dramma
Anno 2025

La trama (senza spoiler)

Resurrection parte da una premessa distopica affascinante: l’umanità ha rinunciato alla capacità di sognare in cambio dell’immortalità biologica. Un giovane uomo, ultimo dei sognatori, si trova intrappolato in un’odissea metafisica attraverso epoche diverse e generi cinematografici che si trasformano continuamente. La realtà intorno a lui diventa fluida, instabile, quasi tangibile solo quando raggiunta dalla determinazione di una ragazza che lo insegue attraverso il caos onirico.

Il film di Bi Gan non è una semplice storia di azione o romance: è un’esperienza visiva e concettuale che sfida continuamente lo spettatore a distinguere tra cosa sia autentico e cosa sia illusione. La pellicola oscilla tra sequenze di pura bellezza visiva e momenti di claustrofobica confusione narrativa, mantenendoti sempre in bilico tra il fascino e la frustrazione.

Recitazione e regia

Yi Yang Qianxi porta una vulnerabilità magnetica al ruolo del protagonista sognatore, catturando l’essenza di chi è rimasto intrappolato tra due mondi con una naturalezza che sorprende. Shu Qi incarna l’ancoraggio emotivo della storia con una determinazione silenziosa ma potente, mentre Chang Chen e gli altri interpreti creano presenze oniriche che sembrano emergere e dissolversi dallo sfondo della narrazione stessa.

Bi Gan dirige con un’ossessione quasi maniacale per la composizione visiva e la manipolazione del tempo narrativo. La fotografia è ipnotica, con palette di colori saturi che passano da azzurri gelidi a rossi infuocati, mentre la colonna sonora amplifica costantemente la sensazione di sospensione temporale. Il ritmo deliberatamente lento nei primi atti diventa quasi suffocante, creando un’atmosfera da incubo lucido che raramente il cinema commerciale osa esplorare.

I punti di forza

  • La visione estetica del regista è davvero straordinaria: ogni frame potrebbe stare in un museo, con una cura compositiva che raramente si vede nel cinema contemporaneo.
  • Il concetto centrale di scambiare i sogni con l’immortalità apre riflessioni filosofiche profonde su cosa significhi veramente vivere, e la pellicola non sceglie mai il sentiero facile della risposta ovvia.
  • La performance di Yi Yang Qianxi trasporta un carico emotivo immenso senza ricorrere mai a melodramma esplicito, comunicando tutto attraverso lo sguardo e il movimento del corpo.
  • I salti di genere e di realtà creano una struttura narrativa che rispecchia davvero la logica dei sogni: niente segue le regole normali, eppure tutto possiede una sua coerenza interna distorta.

I punti deboli

  • A 159 minuti, il film diventa a tratti eccessivamente indulgente verso se stesso, con sequenze che si ripetono concettualmente senza aggiungere tensione emotiva tangibile; la lunghezza non è sempre giustificata narrativamente.
  • La trama principale rischia di scomparire completamente dietro la sperimentazione stilistica, lasciando gli spettatori meno avvezzi al cinema di ricerca senza appigli emotivi solidi su cui ancorarsi.
  • Alcuni momenti di carattere quasi dadaista, per quanto affascinanti visivamente, creano confusione piuttosto che approfondimento tematico, come se il regista preferisse il caos estetico alla chiarezza concettuale.

A chi è consigliato

Resurrection è per chi ama il cinema d’autore e accetta che il viaggio narrativo sia più importante della destinazione; ideale se hai apprezzato opere come Mulholland Drive di Lynch o film asiatici di ricerca come i capolavori di Tsai Ming-liang. Non è per chi cerca intrattenimento lineare o risoluzioni chiare, ma per cinefili che desiderano essere disorientati e affascinati in egual misura da un’opera che non teme di essere completamente se stessa.

Verdetto finale

Resurrection è una delle pellicole più coraggiose e visivamente arraffinate del 2025, un film che arriva dal cinema cinese con la pretesa legittima di raccontare qualcosa di vero su cosa significhi essere umani in un’epoca dove immortalità e sogni sono diventati una scelta. Sì, è difficile, talvolta frustrantemente indulgente con se stesso, e i 159 minuti non sono per tutti gli stomaci critici. Ma se hai la pazienza e la disposizione a lasciarti perdere in un labirinto onirico magistralmente costruito, troverai un’opera che ti habiterà la mente per settimane. Merita la visione, soprattutto al cinema dove l’impatto visivo può essere pienamente sfruttato. Voto: 7/10.

Domande frequenti

Resurrection è un film intelligente o solo complicato?

È intelligente, ma consapevolmente impenetrabile: Bi Gan non cerca di accontentare, bensì di provocare. La complessità nasce dalla ricerca estetica, non da una trama volutamente oscura.

Mi piacerà Resurrection se amo i blockbuster fantascientifici?

Probabilmente no. Non aspettarti azione o effetti spettacolari: il film appartiene al cinema d’autore e vive di atmosfera, visuals e introsp

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