L’isola dei ricordi: Recensione Completa — Vale la Pena? | Voto 7.6/10
L’isola dei ricordi è un’avventura animata che cattura il cuore senza mai prendersi troppo sul serio — esattamente quello che serve quando vuoi staccare la spina. La pellicola merita di essere vista se ami le storie di amicizia intrecciate a magia e creature mitologiche, anche se non è un capolavoro destinato a rivoluzionare il genere.
| Regia | Januel Mercado |
| Cast | H.E.R., Liza Soberano, Dave Franco, Lea Salonga, Jenny Slate |
| Durata | 109 minuti |
| Genere | Animazione, Avventura, Fantasy, Commedia, Famiglia |
| Anno | 2026 |
La trama (senza spoiler)
L’isola dei ricordi segue Jo e Raissa, due amiche che dopo il diploma si trovano di fronte a quella curva della vita dove le strade si dividono. Una notte magica le proietta sull’isola di Nakali, un regno fantastico pieno di creature mitologiche tratte dal folklore filippino — daemon, spiriti e creature che la loro cultura ha tramandato da sempre. Quello che inizia come un’avventura emozionante diventa rapidamente una sfida per la loro sopravvivenza.
Il film gioca la sua carta migliore sulla premessa classica: amicizia contro forze oscure, con il rischio di perdersi tutto per sempre. La pellicola mantiene un ritmo leggero nonostante la posta in gioco sia l’amnesia reciproca — un equilibrio che non sempre riesce perfettamente, ma che funziona abbastanza da tenerti incollato allo schermo per i 109 minuti.
Recitazione e regia
H.E.R. e Liza Soberano formano una coppia vocale affiatata che regge bene il peso narrativo delle loro amiche-protagoniste. Non è che tutti gli attori secondari brilli di talento puro — Dave Franco è solidissimo nel ruolo di supporto, mentre Lea Salonga porta una presenza autorevole che eleva ogni scena. Jenny Slate con il suo tono carico è perfetta per le battute più demenziali: il licantropo Raww ha tutto il carisma di una mascotte che sai di odiare ma che alla fine ami comunque.
Januel Mercado dirige con una visione chiara ma non particolarmente innovativa: il film non prende rischi stilistici folli, punta sulla solidità più che sull’audacia. La fotografia animata è accogliente, i colori tropicali dominano la palette, e la colonna sonora fa il suo dovere senza sorprendere. Il pacing è la vera vittoria qui — 109 minuti che non sentono il peso, scene d’azione che si susseguono con ritmo decente senza mai diventare caotiche.
I punti di forza
- La mitologia filippina è finalmente al centro di una storia d’animazione mainstream, e il film la tratta con rispetto senza risultare didascalico o pretenzioso.
- Il nucleo emozionale della storia — l’amicizia che rischia di sparire per sempre — funziona davvero e tira le corde giuste senza essere melensamente smielato.
- Il design visivo dell’isola di Nakali è godibile, creature ben disegnate e ambienti che invitano l’occhio a esplorare ogni frame senza risultare sovraccarichi.
- Le sequenze d’azione sono fluide e leggibili, il che è raro nell’animazione moderna dove spesso tutto diventa un blob colorato illeggibile.
I punti deboli
- Il villain finale, la Manananggal, è poco sviluppato e arriva come una minaccia un po’ generica nonostante il potenziale mitologico — non è memorabile.
- Alcuni personaggi secondari (il gruppo di alleati) rimangono poco più che contorno, e avremmo voluto conoscerli meglio invece di avere una massa di facce amichevoli anonime.
- Il finale, pur essendo emotivo, prende una piega che sentiamo già condizionata dal genere famiglia — manca un po’ di rischio narrativo, sceglie la strada sicura.
A chi è consigliato
Se ami storie di avventura fantasy con cuore, se hai apprezzato film come Encanto o Raya and the Last Dragon, oppure se semplicemente vuoi un’esperienza di intrattenimento puro senza pretese, L’isola dei ricordi è perfetto. Funziona per famiglie, per adulti che ancora credono alla magia, per chiunque sia interessato a storie che celebrano le culture non-occidentali con autenticità. Non è per chi cerca profondità psicologica o colpi di scena shockanti.
Verdetto finale
L’isola dei ricordi è un film che fa quello che promette senza fingere di essere più di quello che è. È un racconto di amicizia intrecciato a magia e avventura, con una mitologia affascinante sullo sfondo e personaggi che riescono a strapparti almeno un sorriso. Non è il capolavoro che la critica spera, ma è solido, ben confezionato e abbastanza emotivamente efficace da giustificare le quasi due ore di visione. Voto definitivo: 7.6/10. Se cerchi qualcosa di leggero e gratificante, guarda. Se cerchi il prossimo Miyazaki, preparati a rimanere deluso.
Scopri di più su IMDB.
Domande frequenti
L’isola dei ricordi è adatto ai bambini?
Sì, è un film di famiglia con classificazione PG — ci sono momenti di tensione con la Manananggal, ma niente di traumatico. Dai 7-8 anni in su va benissimo.
Devo vedere il film original o la versione italiana doppiata?
La versione originale con i veri attori vocali (H.E.R. e Liza Soberano) è più autentica, ma il doppiaggio italiano è decente se preferisci la lingua madre.
Quanto è importante la mitologia filippina per seguire la storia?
Non è fondamentale conoscerla in anticipo — il film ti spiega il necessario lungo la strada, anche se avere una base di curiosità verso il folklore aiuta a goderla di più.
C’è una scena dopo i titoli di coda?
No, puoi tranquillamente alzarti quando finisce il film principale senza perdere nulla di aggiuntivo.